martedì 8 novembre 2016

SPAZIO AI NOSTRI AUTORI: "Legione Magica" di Anonima Strega


Buon martedì carissimi. Stanotte ho sognato la neve e poi pioggia e saette, ma adesso il cielo è ricoperto da una cappa nuvolosa grigio/bianco. Sperò che uscirà un bel sole caldo. Dunque, oggi è un'altra giornata di anteprime qui sul blog ma questa volta riguarda rigorosamente il Made in Italy. 
Ho avuto l'onore di conoscere un'autrice particolare e interessante di cui spesso ho sentito parlare nei vari blog con giudizi sempre molto positivi, e su Amazon i suoi romanzi raggiungono tutti un punteggio elevato. Cosa non da poco. Sto parlando di Anonima Strega, autrice di numerosi romanzi di genere urban fantasy e paranormal romance. Oggi vi presento il suo ultimo lavoro dal titolo Legione Magica in uscita proprio questo venerdì. Il libro è il sequel di Spettabile Demone anche se la storia si intreccerà con i personaggi della trilogia Le spose della notte. In questo post troverete tutte le schede informative e tre estratti di Legione Magica. Il primo è il prologo dal pov di uno degli agenti della squadra magica; il secondo è un pezzo dell'inizio del primo capitolo dal pov della protagonista; il terzo è un flash della vita precedente in Bretannia. Buona lettura! 

Titolo: Legione Magica
Autore: Anonima Strega
Genere: Urban Fantasy/Paranormal Romance
Editore: Selfpublishing
Pagine: 210
Prezzo: € 1,99
Data di uscita: 11 novembre 2016
Acquistalo qui

Dodicimila anni. Un amore oltre la morte. E una promessa da mantenere…
Torna Damien di Spettabile Demone ma dovrà vedersela con Jeremiah delle Spose della notte!
Maya è sul tetto di un palazzo, non ha più nulla da perdere, ed è decisa a farla finita. L’apparizione di un uomo bellissimo dalle ali piumate la distrae dal suo proposito e la trascina in un vortice di passione e visioni che al risveglio la lascia senza memoria. Così la rinviene Damien, demone caduto dal passato discutibile e un gran caratteraccio, che si ritrova tuttavia costretto a portarsela dietro in un mondo di creature magiche di cui Maya mai avrebbe immaginato l’esistenza. Entrambi sono interessati a rintracciare l’essere che si è dileguato sul tetto: Damien perché potrebbe guadagnare la redenzione, seppur a costo di vincolarsi ai servizi segreti magici guidati dal potente Magus Jeremiah; Maya perché capisce a poco a poco di non essere la comune mortale che ha sempre creduto, e di essere legata da un ciclo di reincarnazioni irrisolto a questo misterioso Seth di Atlantide, che non pare intenzionato a farsi ritrovare...

ESTRATTO N.1
L’auto s’inclinò su due ruote prima di rimbalzare su tutte e quattro le sospensioni. Slittò sull’asfalto, sbatté contro qualcosa e in un attimo si bloccò. 
Wulfran imprecò contro il volante su cui aveva picchiato la testa e si accertò che il mezzelfo al suo fianco fosse stretto alla maniglia dello sportello. Pareva stralunato, più che impaurito.
Cercò di rianimare la macchina, ma il motore si era ingolfato e lui non riusciva a farlo partire.
Vedeva con la coda dell’occhio che uno dei mostri era ancora appeso alla portiera, il fuoristrada si scuoteva; si sporse fuori dal finestrino, e lo scorse aggrappato alla fiancata, così trasse in un istante il coltello dalla fondina della giacca e glielo fiondò con una capriola in volo dritto in un occhio.
«Il Consiglio voterà per la legittima difesa» mugugnò. «Ma qualcosa mi dice che non è crepato.»
Il motore ruggì, Wulfran spinse sul pedale dell’acceleratore e ripartirono.
Giusto un attimo per sospirare e per controllare nello specchietto retrovisore che sulla sua fronte ci fosse solo un bernoccolo. Ciocche di capelli biondi gli erano sfuggite dai lacci di cuoio, tuttavia la faccia sembrava intatta.
Ma, non fecero in tempo a percorrere alcune decine di metri che, dagli alberi, dal buio, sbucarono altre sagome come quella appena liquidata. Circa una dozzina.
«Non è possibile!»
Premette sull’acceleratore, determinato a fendere la barriera oscura, ma le creature respinsero la sua corsa quasi fossero in grado di pilotare l’auto col pensiero. Un mostro singolo era riuscito a ingolfarla per qualche istante, ma quelli la stavano proprio frenando. Le ruote giravano a vuoto, con uno stridio che appariva un tutt’uno con i versi vomitati dai mostri intorno, e l’auto sembrava levitare a qualche centimetro da terra.
Mai vista una cosa del genere in pieno giorno. Fortuna che era capitato in una strada isolata, nei pressi del bosco dove si era verificato l’attacco alle consorelle della Congrega che era stato loro segnalato; ma, come aveva detto il grande capo Jeremiah, non era improbabile che le creature si spingessero altrove, magari in città, in mezzo ai comuni mortali, e quello sarebbe stato un problema maggiore.
«Noccapito io cos’è questa cosa» sbottò il mezzelfo, con l’ostinata difficoltà nell’esprimersi in una lingua che non era la sua, «e perché loro tanto arrabbiati con noi.»
«Quello che ho capito io, caro il mio Fulke, è che, se è stato semplice eliminare quello abbarbicato allo sportello, non sarà altrettanto facile farla franca con questi.»
«Questi più forti di barriere magiche che tu sfondi con luna piena.»
«Se non altro abbiamo trovato chi è che sta scombussolando quest’area.»
Vide Fulke concentrarsi sull’immagine di fronte a loro, gli occhi color del miele puntati sulle sagome delle creature, le orecchie a punta che sbucavano dai capelli scuri. Un senso di torpore iniziò a pervadere lui stesso, ed ebbe come l’impressione che l’asfalto stesse ribollendo per il calore. Mandava il cervello in pappa persino a lui, quando faceva così. Ma il compagno non era un elfo puro. Se, con la forza del pensiero, era in grado di irretire umani, maghi, streghe, o mannari come lui, i mostri non parevano scomporsi, anzi, qualcuno stava pian piano avanzando. Se ripensava a cosa Fulke lo aveva spinto a fare solo il giorno prima...
«Io no capace di allontanare loro.»
Fulke scosse il capo, sempre fisso sulle figure. Figure che, avanzando, si mostravano in tutto il loro orrore. Umanoidi, ma con le membra talmente distorte dalla furia e dalla rabbia che somigliavano a spettri da incubo. Le mandibole scardinate e spalancate, gli occhi fiammeggianti d’ira purpurea, le zanne che grondavano bava.
«La priorità adesso è uscirne vivi e riferire a Jeremiah cosa abbiamo scoperto.» Tentò di far ripartire la macchina, inutilmente. «A come farli fuori, penseremo poi.»
Ma le creature si stavano avvicinando, e adesso si apprestavano ad accerchiarli. Erano tutti maschi e apparivano sempre più imbestialiti.
«Io mai vista cosa così nemmeno quando vivevo lontano in Bosco Nevoso.»
«Ecco» ribatté, continuando a lottare col motore, «augurati di rivederli ancora, perché vorrà dire che oggi ne caviamo i piedi.»
«Noi fatto bene a fare quella cosa di protezione, ieri.» Wulfran avrebbe voluto ribattere riguardo “quella cosa di protezione”, ma non era il momento. «Loro somigliano a vampiri o a risorti o...»
«Sono demoni.»
La voce profonda e indolente alle sue spalle portò ancora una volta Wulfran con lo sguardo nello specchietto retrovisore.
Il nuovo fardello che gli era stato imposto, in aggiunta a Fulke, non solo non stava muovendo un dito per aiutarli, ma era comodamente stravaccato sul sedile posteriore, col suo look slabbrato in pelle nera come i capelli, che si sfoltivano sul lato sinistro per una rasatura su cui era stampato un tatuaggio a foggia di rapace. Un orecchio cosparso di piercing, una campanella d’oro alla narice, pelle d’avorio e iridi di pece.
«Non mi sembra che ti assomiglino molto, Damien» commentò sottovoce, a denti stretti.
L’altro piegò una smorfia e alzò le sopracciglia, senza nemmeno guardarlo. «È chiaro che hanno solo perso il controllo.» Forse pensava stessero facendo una scampagnata. «Quello che mi chiedo è come mai siano in gruppo.» E li scrutò dal finestrino. Perplesso negli occhi, strafottente nell’increspatura del sorriso.
«E per quale motivo avrebbero perso il controllo?»
«Se Jeremiah si deciderà a fidarsi e a ridarmi tutti i poteri, ve lo dirò.» E si accese una sigaretta come se niente fosse, mentre i demoni o cosa cavolo erano si stavano agitando sempre più.
«Sì, ma noi deve uscire di qui ora, tu dici a noi come fare.» In quel momento, Wulfran stava quasi volendo bene a quella palla al piede di Fulke, da quanto odiava l’altra patata bollente. «Se noi no torniamo vivi da Jeremiah, tu no hai più tuoi superpoteri.»
Damien si limitò a scoccare un’occhiata saccente a entrambi, poi puntò l’indice sul pulsante che apriva il finestrino.
«Cos’hai intenzione di fare?» Wulfran liberò un ringhio. Sommesso. Ma prolungato.
«Se potessi, vi butterei anche una donna.» E, detto questo, Damien lanciò il mozzicone contro le creature, che parvero distrarsi un istante, poi si concentrarono di nuovo su di lui, mentre stava traendo l’intero pacchetto di sigarette dalla tasca interna del giubbotto. «Però sappiate che non è per il vostro bene.»
«Stai conversando con questi cosi?» gli rilanciò, dibattendosi tra la fretta e l’ironia. «Vuoi un caffè?»
«No, grazie, troppo eccitante.»
I mostri emisero versi gutturali più intensi, quando Damien gettò loro il pacchetto, e ancor più disattenti apparvero quando lui cavò dalla tasca pure un paio di lattine di birra, che scagliò fuori dal finestrino. «Sgassa, gringo.»
«Ma...» Wulfran tornò con gli occhi sul cruscotto. La macchina pareva riprendere quota. «Cosa...?»
Una nuova occhiata alle spalle gli mostrò il demone che richiudeva il finestrino e scoppiava in una sonora risata, la testa riversa sulla spalliera.
In quel momento avrebbe tanto voluto prenderlo a pugni.
Ma preferì sgassare.

ESTRATTO N.2
Con l’elastico, Maya stirò sulla nuca la coda di cavallo nera come gli occhi, mediterranea come la pelle olivastra, riflettendo nello specchio l’immagine di una ragazza che, nonostante i propositi, le appariva ancora bella, per quanto offuscata dall’alcol. Solo un abitino stantio con cui sarebbe dovuta andare a dormire, e che invece l’avrebbe fatta volare.
Rise di sé, poggiando i palmi sul bordo del lavandino, e constatò per l’ennesima volta che ormai non c’erano più speranze, niente per cui valesse la pena di vivere. Desolante, da giovani.
Perché gli uomini le preferiscono brutte e sciocche?
Si era risposta tante volte: per fare i loro comodi e passare per maschi vincenti e non cornuti davanti agli amici al bar, tanto Penelope era a fare la calza.
Di sicuro, in quel momento, lo stava facendo pure lui, con la nuova gallina.
Perché i datori di lavoro li preferiscono senza titoli e a basso quoziente intellettivo?
Si era risposta più volte anche a quello: perché altrimenti avrebbero dovuto pagarli di più e rischiare di farsi mettere i piedi in testa da qualcuno conscio di essere raggirato, dato il loro altrettanto basso quoziente.
E, nel frattempo, i soliti raccomandati avevano sempre il coraggio di spargere in giro la voce menzognera per cui, se i laureati si trovavano senza un impiego, era perché non si ‘abbassavano’ a svolgere lavori più umili...
Fottetevi tutti!
No, scosse il capo. Aveva bevuto troppo poco, riusciva ancora a ragionare in maniera realistica, lucida e razionale. Non andava bene.
Uscì nel corridoio e si diresse verso il comodino della cameretta, che le sarebbe stata pignorata a breve insieme a tutto il resto – poco, a ben vedere – lasciandola sola e senza la minima idea di dove andare, a parte la sede di qualche associazione caritatevole. Un paio di amiche avrebbero potuto ospitarla, per quanto non a vita, dato che loro i galletti se li erano tenuti e avevano pure sfornato pulcini. Motivo per cui si erano un po’ perse.
Sola, senza parenti che misteriosamente non erano mai esistiti, al di là di due genitori ancora più misteriosamente soli che l’avevano fatta sentire diversa per tutta la vita, finché non se n’erano andati in un incidente stradale alcuni anni addietro.
Giocherellò col blister del sonnifero, poi prese a spremersi pastiglie nel palmo. Neanche aveva intenzione di contarle.
Le ingoiò senz’acqua e rise ancora, niente affatto pentita del gesto.
Adesso avrebbe potuto togliersi i sandalini e sdraiarsi nel letto, in attesa della morte. Ma c’era il rischio che qualcosa andasse storto e la svegliasse un salvifico pompiere che, fra l’altro, non se la sarebbe nemmeno filata, di sicuro.
Oppure poteva tornare nel corridoio e mantenere il proposito di volare.
Aprì la porta d’entrata, fece qualche passo sul pianerottolo, fra soffitti umidi e mura dall’intonaco scrostato, poi imbucò la rampa di scale che portava sul tetto del palazzo, ampio e piano, per permettere ai condomini di stendere la biancheria.
Biancheria che non sarebbe interessata a nessuno, a mezzanotte.
Ma qualcuno c’era.
Una sagoma poco distante, immobile e scura, che le dava le spalle.
Nemmeno un singulto scosse il petto di Maya. Di chiunque si fosse trattato, qualsiasi intenzione avesse avuto nei suoi confronti, non le avrebbe fatto altro che piacere, se l’avesse aiutata a portare a termine il suo intento senza doversi sforzare troppo in quanto a temerarietà.
Osservando meglio la figura, notò che si trattava di un uomo statuario, completamente nudo, dalla carnagione caffellatte, e lunghe, finissime, lucide treccine nere che gli ricadevano sulla schiena.
Qualcuno le stava regalando una bella visione, prima della dipartita.
Rise di nuovo, e ancor più si sentì euforica e stranita quando un paio di ali nere spuntò sulla schiena dell’uomo, sbattendo e frusciando senza che il corpo si librasse in volo né che compisse il minimo movimento.
Oltre alla vista ottenebrata dall’alcol, adesso Maya cominciava a vedere le immagini distorte, per l’effetto ipnotico del sonnifero. Le linee si mescolavano, si allungavano, si ammorbidivano e cambiavano colore, mentre le luci circostanti della città addormentata si facevano raggio laser per le sue pupille.
Mosse alcuni passi verso lo sconosciuto, sgranando gli occhi offuscati, e gli girò intorno come si può fare con una scultura antica.
Se tanto doveva andarsene, se ne sarebbe andata con un “BOOOM!”
Il volto era di una bellezza sconvolgente, e i tratti potevano sembrare quelli di un mulatto dei tempi moderni, ma l’allucinazione glielo mostrava come un arcaico abitante della terra del Nilo, o del Tigri, o dell’Eufrate... come se avesse in sé tutte le razze, o nessuna, o solo i segni distintivi migliori di ognuna. Le sopracciglia aristocratiche, gli zigomi alti sotto gli occhi chiusi dalle lunghe ciglia nere, il naso dritto e non camuso, nonostante la pelle scura, e le labbra carnose inespressive ma da baciare. Indossava una collana di piccoli turchesi infilzati, un’altra di un materiale che poteva essere bronzo, con un pendente a forma di scarabeo, anch’esso in turchese, più o meno gli stessi materiali e temi che gli avvolgevano le caviglie e gli pendevano dalle orecchie. Poco più in là, giacevano un paio di pantaloni e una maglia dall’aria più moderna, buttati lì, così, chissà perché.
D’un tratto, le palpebre dell’uomo si alzarono di scatto e i laser dei lumi della città si fecero vicinissimi e tangibili in quegli occhi, davanti ai suoi. Una luce porpora che la ipnotizzava, un lampo di terrore e disperazione paradossale, giacché spaventata avrebbe semmai dovuto essere lei.
«Avanti, saltami addosso!» lo incitò, allargando le braccia e facendole ricadere subito lungo i fianchi, con una rassegnazione in verità compiaciuta. «Poi dammi una spinta sul cornicione.»
Le narici dell’altro si dilatarono per effetto di una profonda inspirazione, e il mento si abbassò sul petto, come se l’animale in lui fosse in procinto di caricare. «Vattene!» ringhiò invece, con una voce profonda che le vibrò lungo la spina dorsale.
Ecco, neanche il mostro dagli occhi di fuoco la voleva...
Sciolse l’elastico intorno alla coda e lo liquidò con un lancio a caso, scuotendo i capelli intorno al capo
«Mi vedi tanto brutta?»
Quegli occhi di fuoco le scorsero lungo tutto il corpo e lui mosse un passo, mentre lei rimase ferma lì dov’era.
L’uomo piegò il capo lievemente di lato, quasi la sua reazione lo avesse stordito più di quanto non fosse stordita lei.
Lei che prese a spogliarsi, prima il vestito, poi il reggiseno, infine gli slip. S’intrufolò l’indice nel cinturino del sandalo, facendolo volare via. Tutto sull’ammasso di abiti di lui, poco distanti.
Nel togliersi l’altro sandalo, perse l’equilibrio, e si aggrappò a una spalla dell’uomo, che reagì con forza, ma senza stritolarle l’avambraccio.
Maya voleva morire, sì, ma in maniera rapida e il più incosciente possibile.
«Se tu mi buttassi di sotto durante l’orgasmo» riprese lei, lanciando sul mucchio di abiti pure il secondo sandalino, «sarebbe perfetto.»
«Tu mi stai incitando a fare qualcosa che non dovrei.»
Un accento caldo e vagamente esotico... In ogni caso, a ben pensarci, aveva detto “non dovrei”, non “non vorrei”, e tanto a Maya bastò per gettargli le braccia al collo e prendere l’iniziativa. Che gliene sarebbe fregato del suo giudizio? Non l’avrebbe rivisto più, e nessuno avrebbe rivisto neppure lei, fatta eccezione per qualcuno all’obitorio.

L’uomo oppose una debole resistenza, dettata forse più dallo stupore che dalla riluttanza, poi la frenò col dito indice sulla bocca e la invitò a sdraiarsi per terra sotto di sé. «Se proprio intendi farmi perdere il controllo, sarà come si deve.»
ESTRATTO N.3
“Ti sei offerto come guardia del Graal solo perché adesso i Cristiani sono i più forti, ma tu sapevi benissimo che quel calice non era loro. Come possono pensare che un uomo abbia attraversato mari e monti per regalare un bicchiere dove quattrocento anni fa bevve un falegname? La coppa apparteneva ai pagani, ed è stato un druido, molto meno di quattrocento anni fa, a benedirlo. Il calice di Cristo non poteva essere d’argento, era di legno! Il nostro sì, era un simbolo femminile, il simbolo lunare dell’acqua. La loro Dea Madre è stata spogliata d’ogni femminilità: le hanno tolto la sapienza invece della verginità e l’hanno fatta creare solo per volere di un Dio uomo. Non é più la Signora delle Maree, della Festa e dell’Amore, è solo una mite e sottomessa figura spostata in secondo piano, rispetto al Padre e al Figlio. Pur di tenere le donne fuori dalla trinità si sono inventati uno Spirito Santo che dà la vita. I Cristiani stravolgono ogni credenza perché aderisca alla loro, e tu, alleandoti per la tua solita sete di potere, non fai altro che continuare a violare gli oggetti sacri alla Dea!”
Seth la fissava risentito, i muscoli guizzavano sul suo bel volto immobile come il corpo impigliato in una cotta di maglia e nell’eterno ciclo, impalato in mezzo al bosco. La sua pelle di bronzo e la sua statura imponente lo mostravano agli occhi dei bretoni come una sorta di Dux arrivato da una lontana colonia nordafricana, o addirittura un messaggero proveniente dalle terre mediorientali da cui tutte le storie sulla loro Nuova Religione erano partite.
“Speravo tu avessi capito che caricare di energia gli oggetti sacri era per me l’unico mezzo per mettermi in comunicazione con altri piani, con la mia dimensione, con i Bianchi.”
“Ma tu li carichi di energia negativa, se li usi per scopi personali che altrimenti non ti sarebbero concessi, e come tu vaghi sulla Terra in eterno così dovrà fare l’umanità da qui in avanti, alla ricerca dell’oggetto sacro che custodisce la verità nascosta in tutte le mie consorelle, in tutte le donne, sottomesse per i trucchi degli uomini di potere.”
“Ho detto loro che è passato un angelo e se lo è portato via.”
“Oh, ma che buona azione, beffare gente incapace d’intendere e di volere... Già che c’eri potevi specificare che questo pennuto era precipitato per sbaglio.”
“Non ho alternative.”
“Mi sembra che pure queste per ora siano inconcludenti.”
“Per ora...”
“Per ora... chissà... forse ci riuscirai quando smetterò di metterti i bastoni fra le ruote. Dalla prossima vita, se vuoi.”
“No.” La sua presa sul braccio era energica, ma non aggressiva. “Avevamo detto che tu saresti stata...”
Era difficile allontanarlo, sapendo quanto sarebbe stato piacevole avvicinarlo ancora di più e scaricare la tensione in altri modi, così com’era sempre stato.
“Una casa è un punto d’incontro fra persone che si vogliono bene, ma noi abbiamo solo un punto d’incontro, ed è questo, che non è bene.”

Titolo: Spettabile Demone
Autore: Anonima Strega
Genere: urban fantasy/paranormal romance
Editore: Selfpublishing
Prezzo ebook: € 1,99
Acquistalo qui

Nessuno rifiuterebbe tre milioni di euro per quindici giorni di lavoro, ma se il compito prevedesse di essere rinchiusi in una villa sperduta, abitata da cinque demoni, la faccenda si farebbe complicata. A Iris quei soldi fanno gola, tuttavia non crede alla storia di dannazione e caduta raccontatale dai suoi coinquilini o presunti demoni che siano. Se cede alla proposta di scrivere per conto loro una richiesta di redenzione, è solo perché la fuga le è preclusa. Il maggiordomo Damien, l’autista Nadir, il cuoco Zaccaria, il giardiniere Theo e il Guardiano Sebastian sono gli uomini più affascinanti che Iris abbia mai incontrato, ma anche i più irrazionali, dunque è bene non pensare troppo all’algido Sebastian, meglio assecondare le sue follie e sperare nel pagamento. Ma è difficile spiegarsi alcuni strani illusionismi. E ancora di più addormentarsi sotto lo stesso tetto di cinque splendide furie che per espiare passioni e colpe affermano di non sfogare gli istinti sessuali da trecento anni.
Titolo: Le spose della notte (Le spose della notte #1)
Autore: Anonima Strega
Genere: urban fantasy/paranormal romance
Editore: Selfpublishing
Pagine: 219
Prezzo ebook: € 1,99
Acquistalo qui

Notte di Halloween. Dunia sta festeggiando in un locale con le compagne della Congrega, quando una consorella viene misteriosamente uccisa. L’amico Sabisto, appartenete al credo esoterico della Loggia, protegge le streghe con un rito di magia sessuale, e le aiuta a indagare non solo sulla morte della consorella, ma anche su quella di tutti i compagni trucidati quella stessa notte. I loro cammini s’intrecciano con quelli di tre membri dell’oscura Cabala: il seducente Elias, l’ex confratello Ramòn e il mezzelfo Fulke. I maghi forniscono tre diverse versioni dei fatti. Secondo Elias è la Loggia che le sta manipolando per i suoi scopi; ma per Ramòn, che si dichiara doppiogiochista per proteggerle, la colpa è proprio di Elias, che ha in mente un progetto assolutista per portare avanti un unico credo. E poi c’è Fulke, che afferma di appartenere ai servizi segreti magici. Dunia potrà fidarsi di quest’uomo tanto arcano e bizzarro?
Titolo: Luna di notte (Le spose della notte #2)
Autore: Anonima Strega
Genere: urban fantasy/paranormal romance
Editore: Selfpublishing
Pagine: 216
Prezzo ebook: € 1,99
Acquistalo qui

I maghi e le streghe che si sono scontrati nella notte del solstizio sono condannati dall’Alto Consiglio per aver agito in modo discutibile. A Dunia è imposta una pericolosa punizione esemplare: una Luna nella prigione magica con Elias. Qui, secondo le istruzioni di Jeremiah, affascinante membro del Consiglio legato alla Cabala, dovrà spingere il nemico a gettarsi nel burrone dell’oblio, per restituirlo alla comunità magica con tutti i suoi poteri e un’identità ripulita. La caverna è dominata da un’entità demoniaca che toglie ai prigionieri ogni possibilità di usare la magia, e che si dichiara intenzionata a proteggere Dunia, impedendole tuttavia di fuggire da quello che fino a quel momento pensava fosse il rivale peggiore. Ma quali sono le reali intenzioni del misterioso Jeremiah?
Titolo: La fine della notte (Le spose della notte #3)
Autore: Anonima Strega
Genere: urban fantasy/paranormal romance
Editore: Selfpublishing
Pagine: 212
Prezzo ebook: € 1,99
Acquistalo qui

Elias è libero, privato della memoria, e sta svolgendo il programma di recupero impostogli dal Consiglio, mentre Dunia, riunitasi alle consorelle, scopre di essere incinta. Jeremiah è occupato a tenere sotto controllo un’area in cui pare che i piani di procreazione della Loggia siano ancora in atto, ma continua a lavorare per accordare privilegi a Dunia. Il Consiglio vorrebbe che le ragazze si stabilissero a Palazzo, ma Jeremiah pressa affinché Elias e Dunia non si incontrino. Quando Dunia, incitata da un rituale che ha messo lei e le consorelle in guardia nei confronti della Loggia, decide di rivelare la verità sulla gravidanza a Jeremiah, questi cede al Consiglio e porta a Palazzo le tre donne per proteggerle, ma non sa che qualcuno di molto vicino sta manovrando in segreto contro di loro. Fra un rituale e un incontro, però, certi stimoli visivi possono far riaffiorare i ricordi anche in chi non dovrebbe averne più...

BIOGRAFIA AUTRICE
ANONIMA STREGA si occupa da sempre di tematiche legate all’occulto. Preferendo tutto quanto concerne l’universo femminile neopagano, è di conseguenza al contempo molto romantica, anche se l’oggetto dei suoi desideri esce spesso dalle righe, così come i personaggi delle sue storie. Crede fermamente che gli elementi del creato siano guida e strumento, sia per le streghe, sia per i protagonisti di avventure d’amore paranormali, come quelli della trilogia “Le spose della notte” e dei romanzi “Spettabile Demone”, “Il Diavolo e la Strega” e “L’Alchimista Innominato.” In una vita precedente ha già avuto a che fare con i libri, ma i vaghi ricordi sono perlopiù negativi, e per libertà di movimento si dichiara disinteressata a qualsiasi proposta editoriale. Il suo antro è situato in un luogo nascosto, custodito da una gatta nera d’angora e una coppia di anziani troll norvegesi. Da lì dispensa consigli magici attraverso anonimastrega.blogspot.it 


Anonima Strega è anche su:

↓↓↓↓
Ebbene carissimi, cosa ne pensate? Avete già letto i romanzi di quest'autrice? Oppure volete farlo? Vi aspetto come sempre nei commenti. Ci rileggiamo domani. Ciao!

2 commenti:

  1. non ho letto nulla di suo anche se ho sbirciato diverse recensioni, tutti pareri positivi. Ora sono molto molto curiosa

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anch'io sono nella tua stessa situazione perciò bisogna rimediare immediatamente ^-*

      Elimina

Caro lettore, leggere un tuo commento è per me una cosa preziosissima. Se il post ti è piaciuto lascia un segno del tuo passaggio, prometto che ti risponderò presto, e se ti va condividilo su Google+.
P.S. Se volete affiliarvi con Libri D'incanto mandatemi una mail o lasciate un commento nella sezione del menù "Affiliazioni". Non nel post, per favore.
P.P.S. Se volete farmi conoscere i vostri giveaway mandatemi semplicemente una email. Grazie ^-^